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Vertenza Sindacale

Cos’è la Vertenza Sindacale?

La vertenza sindacale viene considerata un’ accordo tra le parti (Datore di Lavoro e Lavoratore) e
viene utilizzata nel mondo del lavoro a tutela del Lavoratore, quando l’Azienda non rispetta le norme contrattuali, violando i diritti del Dipendente.

Difatti, molto spesso, il Lavoratore, viene considerato come parte debole nel rapporto lavorativo e pertanto per difendere e tutelare i Suoi diritti lavorativi è costretto ad intraprendere un contenzioso giuridico tramite il Sindacato.

Quando Si Ricorre alla Vertenza Sindacale?

Si ricorre alla decisione di attivare il contenzioso per alcune delle seguenti violazioni lavorative:

  1. erogazione di un trattamento retributivo inferiore ai minimi salariali;
  2. demansionamento;
  3. assegnazione di mansioni superiori all’inquadramento contrattuale senza riconoscimento retributivo;
  4. mancato riconoscimento dei giorni di ferie e ore di R.O.L;
  5. mobbing;
  6. discriminazioni sociali;
  7. ambiente di lavoro pericoloso per la salute e la sicurezza dei dipendenti;
  8. straordinari non retribuiti;

Come Avviare una Vertenza Sindacale?

Vertenza sindacale come funziona passo passo: Al fine di procedere con la Vertenza sindacale, il Lavoratore deve recarsi all’Ufficio vertenze del proprio Sindacato di riferimento ed esporre la problematica. consegnando determinati documenti per la lavorazione della pratica.
Successivamente il Sindacato invierà, una comunicazione al Datore di lavoro nella quale verrà fatta presente la problematica e richiesto un immediato intervento mirato a ricondurre la gestione del rapporto di lavoro nel rispetto delle norme contrattuali. Infine in assenza di un riscontro della richiesta, il Lavoratore si potrà rivolgere alle Autorità giudiziarie competenti per tutelare i propri diritti.

Vertenza Sindacale Risarcimento – Come Funziona?

Al fine di procedere con la Vertenza sindacale , il Lavoratore deve recarsi all’Ufficio vertenze del proprio Sindacato di riferimento ed esporre la problematica. consegnando determinati documenti per la lavorazione della pratica.
Successivamente il Sindacato invierà, una comunicazione al Datore di lavoro nella quale verrà fatta presente la problematica e richiesto un immediato intervento mirato a ricondurre la gestione del rapporto di lavoro nel rispetto delle norme contrattuali.
Infine in assenza di un riscontro della richiesta, il Lavoratore si potrà rivolgere alle Autorità giudiziarie competenti per tutelare i propri diritti.

Vedi Anche:  Permesso di Soggiorno

Cosa succede dopo una vertenza sindacale?

Patteggiamento e Conciliazione

vertenza sindacale conseguenze

Vertenza sindacale e conseguenze, vediamo cosa succede dopo una vertenza

Se entrambi le parti arrivano ad un accordo, si redige un Verbale di Conciliazione con la quale si stabilisce che l’Azienda riconosce ed eroga un’importo a titolo transattivo a chiusura ed entrambe le parti dichiarano di non aver nulla a cui pretendere per il futuro; viceversa se non si dovesse trovare un accordo, il Sindacato aprirà una procedura e passerà la documentazione ad un legale che procederà per vie giudiziarie.

Vertenza Sindacale Tempi – Tempistiche e prescrizione per avviamento della vertenza

I termini per la prescrizione della vertenza sono normalmente di 5 (cinque) anni dal momento in cui sono venuti meno i propri diritti lavorativi. E’ preferibile comunque, per richiedere le proprie spettanze, procedere tempestivamente e non far trascorrere oltre i 6 (sei) mesi.
Nel caso invece che si voglia contestare un licenziamento, occorre farlo entro 60 giorni dal ricevimento della lettera ed è assolutamente necessario conservare anche la busta con i timbri postali.

I requisiti richiesti dalla legge per la testimonianza

La procedura di vertenza sia in ambito civile che penale, si basa sulla presenza di prove per le quali è possibile far valere le proprie pretese. Normalmente la prova più conosciuta ed utilizzata è la presenza di testimoni.
La testimonianza è uno dei mezzi di prova consistente nella dichiarazione resa da un soggetto; possiamo considerare la figura del testimone come una persona terza rispetto alle parti in causa che riferisce al giudice i fatti di cui ha conoscenza diretta dell’accaduto.

Secondo l’art. 50 per poter presentarsi come testimone sono:

  • Età: Il cittadino italiano deve aver compiuto la maggiore età;
  • Capacità di agire: Non possono essere testimoni gli interdetti legali o giudiziali e l’incapace naturale.
  • Testimone straniero: Deve conoscere la lingua italiana, capacità d’agire riconosciuta secondo la legge (art 23), deve risiedere in Italia (anche se non regolarmente soggiornante).
  • Mancanza di interesse: Per assicurare l’imparzialità del testimone, questo deve essere non interessato all’atto.
  • Cecità, sordità, mutismo: Queste caratteristiche, impediscono al soggetto di compiere la figura di testimonianza.
  • Relazioni di parentela e affinità: Non sono considerati idonei in veste di testimone, coloro che hanno rapporti di parentela in linea retta o affini entro il terzo grado. Si ricorda che il divorzio non fa cessare l’affinità (Cass. 2848/1978).
Vedi Anche:  Contratto di Apprendistato di primo livello per la qualifica professionale

Indice: Vertenza Sindacale

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