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Tribunale di Milano: si devono pagare i contributi ai rider

La notizia di qualche giorno fa riguarda le due sentenze pronunciate dalla Sezione del Lavoro del Tribunale di Milano relativamente a due cause che coinvolgevano le imprese del food delivery Uber e Deliveroo.

Le due cause riguardavano le condizioni di lavoro di migliaia di rider che secondo l’Ispettorato del Lavoro sarebbero dovute essere regolarizzate dalle due società di consegne a domicilio, alle quali queste ultime avevano proceduto con il ricorso.

Le sentenze in questione hanno confermato le decisioni prese dall’Ispettorato del Lavoro e dalla Procura che aveva portato al pagamento di ammende sul fronte penale e archiviazioni avvenute successivamente.

Infatti, per il Tribunale di Milano, i rider hanno svolto il proprio lavoro come collaboratori coordinati continuativi e spettano loro tutte le tutele da lavoratori subordinati.

Tribunale di Milano: su cosa si basano le due sentenze in favore dei rider

Le due sentenze del Tribunale di Milano contro Deliveroo e Uber, dopo aver valutato i verbali amministrativi dell’Ispettorato del Lavoro e sui quali le due imprese avevano fatto ricorso, si basano sull’articolo 2 del Jobs Act relativamente all’applicazione del rapporto di lavoro subordinato alle collaborazioni professionali.

Sulla base di queste due sentenze Deliveroo deve pagare i contributi ai rider per il periodo gennaio 2016-ottobre 2020 mentre Uber deve fare lo stesso per un periodo più breve, da gennaio a ottobre 2020.

Oltre alle somme previdenziali da versare, le due imprese del food delivery dovranno regolarizzare la propria posizione nella Gestione Dipendenti dell’Inps, pagando gli interessi e le sanzioni previste, oltre ai premi Inail.

Spetterà, invece all’Inps calcolare l’esatto ammontare delle somme che le due società di consegne a domicilio dovranno versare in favore dei riders, sulla base delle ore lavorate riportate dalla piattaforma che questi lavoratori utilizzano e certificate dal login e dal logout che hanno effettuato sulla stessa.

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rider
Le due sentenze del Tribunale di Milano contro Deliveroo e Uber, dopo aver valutato i verbali amministrativi dell’Ispettorato del Lavoro e sui quali le due imprese avevano fatto ricorso, si basano sull’articolo 2 del Jobs Act relativamente all’applicazione del rapporto di lavoro subordinato alle collaborazioni professionali.

I rider ed il lavoro subordinato

Queste due sentenze del Tribunale di Milano vanno inquadrate nella lunga strada che i rider stanno affrontando per acquisire le tutele che spetterebbero di diritto ad ogni lavoratore dipendente di tipo retributiva, previdenziale, assistenziale e di sicurezza sul lavoro.

Infatti, come spiegato in un precedente articolo dedicato ai contratti rider, da una parte troviamo il CCNL Assodelivery che inquadra questa categoria professionale come lavoratori autonomi aggiungendo tutele del lavoratore dipendente, dall’altra l’accordo aziendale di Just Eat con Cgil, Cisl e Uil che riconosce i ciclofattorini come lavoratori dipendenti, applicando garanzie simili a quelli del contratto collettivo della logistica.

Attraverso l’accesso alla piattaforma che permette ai rider di decidere le consegne da effettuare, entrando e uscendo dalla stessa con il login ed il logout in ogni giornata lavorativa, questi svolgono un rapporto continuativo di lavoro subordinato e necessitano delle tutele che conseguono a questo status.

Deliveroo e Uber fanno sapere che a queste due sentenze faranno appello e che esse riguardano solo il primo grado di giudizio, ma esse sono un ulteriore passo verso l’uscita dal precariato dei rider ed il raggiungimento delle piene tutele e dei pieni diritti sul lavoro per i rider.

Ricordiamo che queste due sentenze seguono quella di qualche giorno fa del Tribunale di Milano che si è opposta ai licenziamenti di Uber, uscita dal mercato italiano, dopo ricorso della Cgil della città meneghina, che ha disposto la revoca dei licenziamenti per i rider con piattaforma attiva fino al 14 giugno di quest’anno e l’apertura di un tavolo di confronto tra la società ed i sindacati in quanto un’azienda non può lasciare il territorio lasciando a casa un numero considerevole di lavoratori senza confrontarsi con le associazioni a tutela dei diritti dei lavoratori e danneggiando il tessuto occupazionale.

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Argomento: Tribunale di Milano: si devono pagare i contributi ai rider

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